venerdì 17 settembre 2010

Problemi di privacy anche con Twitter?

Giusto per montare ancora un po' la storia che Twitter stia diventando come Facebook - cosa a cui io non credo - non poteva mancare un problema di privacy, come afferma Mike Champion (il nome è tutto un programma):
Do you consider your DMs private? People increasingly use DMs like short emails or IMs and assume it is a private channel between two people. In reality any app you have granted access can read all of your DMs.
In poche parole: tutte le volte che finite in quei siti dove cliccate sul tasto "Sign in with twitter" e poi venite reindirizzati su una pagina di Twitter in cui vi si chiede se l'applicazione può avere accesso al vostro account, ebbene, sappiate che quell'applicazione può leggere anche i vostri DM.

Evitiamo gli allarmismi: credo siano ben pochi gli svilupatori di apps che vogliano sbirciare nel vostri DM,è anche verò, però, che la maggior parte di queste applicazioni sono stronzate evitabili.

giovedì 16 settembre 2010

La solitudine dei bimbominkia

Non vanno più a scuola a piedi o con i mezzi insieme agli amici, ma stanno sul sedile posteriore del SUV di mamma o papà acusticamente isolati con le cuffie dell'iPod.
Non si vedono più al campetto per giocare a pallone in 14 contro 14 (bisognava far giocare tutti), giocano da soli a casa con la PlayStation.
Non si trovano al bar o biblioteca del paese/quartiere, ma su MSN o Facebook.
Non dicono "ci si vede stasera e poi si decide" ma si mettono d'accordo a suon (qualche volta anche fastidioso) di SMS.

Insomma, crescendo così diventare bimbominkia è già un traguardo!

mercoledì 15 settembre 2010

Uno spettro si aggira per la mia time line: Twitter sta diventando come Facebook

Uno spettro si aggira per la mia time line: Twitter sta diventando come Facebook.

Perché mi piace Twitter? Perché mi permette di sapere come sta andando una partita senza vederla, di capire chi è ospite a Ballarò e che cazzate sta dicendo,oppure di sapere se in in qualche reality show sparso nell'etere una fanciulla sta piangendo o è in piena crisi isterica da astinenza da polveri e affini.

Oppure si può sapere che è appena cascato un aereo, che qualcuno ha sparato ad una nave o che c'è stato un terremoto in qualche regione sperduta del mondo.

Per non parlare della politica, se un leader di qualche partito dice una cazzata, su Twitter arriva subito, è meglio del TG e non c'è nemmeno Minzolini.

Insomma, Twitter è una finestra sul mondo, mentre FaceBook è una finestra sulla cameretta dei vostri amici ( a proposito di camerette), credo che i ragazzacci di Twitter lo sappiano meglio di me e non vogliano rompere il giocattolino.
Il problema è un altro: Twitter è un'azienda e, come tutte le aziende, deve fare profitti; di account a pagamento non se ne parla nemmeno quindi l'unica alternativa è la pubblicità. Pubblicità che è difficile da gestire se ognuno usa twitter con dei client di terze parti, meglio invogliare gli utenti ad usare il proprio sito web.

Più visite = più mi faccio pagare per la pubblicità. Semplice, antico, ma ancora valido, concetto del web.

martedì 14 settembre 2010

Si chiama educazione civica

Tra notizie di presunte trans candidate a Miss Italia che piangono, la Clerici che torna alla prova del cuoco e piange, mi metto anch'io a piangere quando in questo articolo leggo:
La scuola - spiega la Gelmini - deve istruire i ragazzi ma deve anche formare dei cittadini responsabili e degli adulti consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri. Questo insieme di valori e insegnamenti, nel mondo occidentale, è rappresentato dalla tradizione cristiana
Si chiama educazione civica, caro ministro, educazione civica, e si potrebbe insegnare a scuola al posto di qualche altra materia, che ne so, prendiamone una a caso, religione?

Adoro l'ispettore Barnaby ma...

Domenica sera volevo consumare il classico rito del maschio italico: guardare la Domenica Sportiva e ri-godere nel vedere Ibra che sbaglia il rigore. Con stupore noto che partono parlando della Formula 1,  faccio fatica a considerare l'automobilismo uno sport - per me è un vizio come l'alcool e il fumo - sarebbe più giusto chiamarlo spettacolo, spettacolo noioso, naturalmente.

Non mi resta che il seconto rito del maschio italico sul divano: lo zapping.
Evito i canali con chiappe che si muovono agitate da macchinari infernali e finisco su La7. Giusto in tempo per scoprire che mi sono perso - cazzo - uno speciale NDP dedicato all'avvocato Ambrosoli, non mi resta che guardarne l'ultima mezz'ora e scoprire che - cazzo - Piroso è bravo, molto bravo, e quello che mi sono perso - cazzo - è stato uno dei pochi esempi di TV ben fatta.

Cara La7,
adoro "L'ispettore Barnaby", mi piace "Chef per un giorno" ma, per favore, non potresti mettere nell'archivio cult anche lo speciale NDP dedicato ad Ambrosoli?
Grazie.

I giornali non servono a dare notizie

Se avete voglia potete leggervi questo interessante studio dove si possono trovare i dati sul quanto tempo passano gli americani nel seguire le notizie e, soprattuto, come lo fanno.
Devo dire che i dati non mi hanno stupito per niente, tra i "media tradizionali" chi ha accusato di più il colpo è la carta stampata, per un semplice motivo: la carta stampata non è il mezzo adatto alla diffusione di notizie, o meglio, non lo è più dall'avvento della radio in poi.

Il cartaceo rimane ancora il miglior metodo per diffondere le idee, le opinioni e gli approfondimenti delle notizie ma, le poche volte che compro un quotidiano, faccio fatica a trovarli.

P.S: spesso al sabato e domenica mattina vado in pasticceria, compro la brioche, passo in edicola, compro il Corriere della Sera, torno a casa, caffé, brioche e giornale, una goduria che non ha eguali, piccolo problema: per farlo durante la settimana dovrei svegliarmi alle 4 del mattino e con buone probabilità troverei edicola e pasticceria chiusi.

lunedì 13 settembre 2010

Non bruciate la rete

Riassunto per chi ha vissuto sotto le pietre negli ultimi giorni: un pastore cristiano invasato della Florida, con una faccia che vedrei meglio nei Motorhead piuttosto che in una chiesa, ha deciso che il metodo migliore per commemorare l'11 settembre fosse quello di bruciare alcune copie del Corano. Naturalmente questo ha fatto imbestialire gli invasati dall'altra parte i quali, come ben saprete, in fatto di "invasataggine" non hanno da invidiare a nessuno.

 Alla fine il pastore invasato si è tirato indietro, gli altri probabilmente no (qualcuno è ancora incazzato per delle vignette) e i media si domandano - chissà perché poi - cosa sia successo, di chi sia la colpa di queste "procurate tensioni". Non è certo colpa delle religioni, mica colpa loro se qualcuno travisa le Scritture, neanche colpa dei media, è loro compito dare notizie, ebbene sì: la colpa è della rete!

Chi ha parlato di cortocircuiti, chi di rete senza filtri, chi ha paragonato la rete ad un enorme Speaker's Corner di Hyde Park (Corriere della Sera di ieri) e altre boiate simili; sarà, ma a me sembra che il tam-tam mediatico l'abbiano fatto i canali di informazione classici e che intorno al pastore invasato ci fossero cronisti e cameraman dei maggiori network e non ragazzini con l'iPhone pronti a postare foto e filmati sul web.

Ma si sà, ogni scusa è buona per "bruciare" la rete, quella rete che non ha dato retta al pastore invasato e che se lo è già dimenticato.